Giro del Baremone, 2 Giugno 2011

Posted: 11 giugno, 2011 by viaggiatore in ciclismo, randonnee
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Il 2 Giugno mi sono svegliato presto, la giornata era grigia e le nubi cariche, l’ asfalto era comunque asciutto e la decisione era sicura, si parte con la palombarata. I parafanghi, le gomme tassellate, i v-brake, sono tutti componenti interessanti da avere in caso di una forte pioggia, in particolare se si vuole andare in quota.
Ore 6.05, si parte, la città è deserta e silenziosa, l’ aria pulita della pioggia della notte è fresca ma non mi impedisce di uscire con il completo estivo.
Partendo direttamente da Brescia, inizio subito la Val Trompia, inizia una leggera impercettibile salita e il vento, oggi forte per l’ arrivo del maltempo, spinge verso la valle, le bandiere garriscono impettite contro di me, è una giornata stupenda.
In valle, aumentano le auto, ne bastano poche per far diventare l’ aria irrespirabile, passa anche qualche vecchio motorino a miscela, non devono aver messo olio ma qualche rifiuto industriale, si alza anche la nebbia, avrei voluto tagliargli il motore in due.
Passata la parte più noiosa e abitata della lunga valle, quasi una continua propagine di Brescia verso nord, finalmente entro nel “canyon” del Mella, raggiungo Bovegno, le ex miniere di flourite e Collio, qui faccio una piccola pausa per riempire la borraccia.
Riprendo verso S. Colombano, è da parecchio che la valle è quasi deserta, è la parte più bella per chi pedala, lontano dalle case e lontano dalle auto, solo aria pulita da respirare e boschi belli da guardare. Prima del paese, una frana costringe ad una deviazione con un strappetto piùttosto duro, arrivo al bar Ponte, proprietà degli zii di una mia amica, caffettino e brioche preconfezionata, meno male che avevo già mangiato una delle mie marmellatine.
Risalgo in bici ben sapendo che il dislivello compiuto fino a quel momento era uno scherzo, si inzia La salita verso il Maniva facendo la direttissima che attraversa S. Colombano. I panorami iniziano ad aprirsi e si inizia ad intravedere la strada che taglia il passo Maniva verso il Baremone. Ruscelli, strade pulite, aria meravigliosa, silenzio a ritmo del mio respiro, i grandi tornanti, il cielo che a tratti fa anche intravedere un filo di azzurro. Nessuno sta salendo in bici oggi sul Maniva, ci sono solo io, sono passate solo due auto in tutto, la sensazione di immenso è evidente, è forte e le vallate dei due versanti fanno venire le vertigini.
Proseguo senza fermarmi verso il Baremone, inizia la strada sterrata, il ciglio è a picco sullo strapiombo, non ci sono protezioni, si vede chiaramente la strada appena percorsa e le sue pendenze, incontro un escursionista e gli domando della strada, “i è pasàc a po co le moti” mi risponde, tutto tranquillo quindi, lo saluto e proseguo. Passo il rifugio e viaggio verso le gallerie, quel tratto magico mette i brividi, tane, trincee, gallerie, picchi, strapiombi, valli, colori, rocce chiare, nubi nere, giochi di contrasti e meraviglie spettrali fanno battere il cuore più dei tratti impervi, la strada scorre sotto le ruote, la bici ostenta sicurezza e io la seguo. Arriviamo al Baremone. In questo luogo particolare, c’è un rifugio che definirei altrettanto particolare, si chiama Rifugio Rosa, ricordo i vecchi gestori che ti accoglievano gentilmente, un ricordo appunto perchè al mio arrivo trovo chiuso, al suo interno tutto meticolosamente pulito e apparecchiato, la calda sensazione che amanano i rifugi ma nessuno dentro e nessuno fuori, solo la pioggia che ci ha accompagnato.
Già, dopo il Dosso Alto non sono da solo, le strane elocubrazioni della mente, creano per simpatia una particolare “vitalità” della Palombarata. Di fatto la percezione è che mi stia portando a spasso di sua iniziativa. Iniziamo quindi la discesa e la guida diventa un puro divertimento, non esistono rettilinei, solo continue variazioni di direzione e i tornanti, staccate, traiettorie, pieghe, che spasso, arriviamo sul lago d’ Idro in un baleno !
Da qui si ricomincia a pedalare, è tutto in leggera discesa ma senza la spinta, non si avanza di un millimetro, arriviamo a Nozza e mi fermo al solito Bar dove so che c’è una tipa matta, prendo una birra e un tostone e mi dice che sono un ciclista della domenica, le rispondo che sono un ciclista pericoloso, specialmete a tavola. Dopo lo spuntino, le dico che va molto meglio, anche il cevello sta ricominciando a funzionare, mi risponde che tanto il cervello degli uomini non ha possibilità di funzionare, le rispondo che ha ragione, a me basta l’ unico neurone superstite ben sazio.
Ritorno in bici e inizia la galoppata finale che ci porterà a casa, che giro straordinario, che emozioni, difficili anche da scrivere e da spiegare… ma di sicuro da vivere nuovamente il più presto possibile !

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